Un mese e più d’assenza, sì.

Non ho intenzione di giustificarmi per questo perché, come ho già detto più volte, la spontaneità è la prima ed unica regola che ho fissato per questo blog e questo comporta sia periodi di massima creatività sia periodi di lentezza e silenzio.

Io sono così. Viaggio a mille per settimane e poi mi spengo all’improvviso, come se l’onda di tutte le cose mosse prima mi travolgesse riportandomi a riva esausta. Vivo a metà tra un’ape operaia e una balena spiaggiata.

Gli ultimi due mesi sono stati intensi, travolgenti, faticosi, complicati e velocissimi. Mi sento una trottola, ho detto a lui qualche settimane fa, e subito è arrivata l’idea per un nuovo tatuaggio. Perché, nel momento in cui necessiti di ogni briciolo di energia e concentrazione, a cosa vuoi pensare se non a un nuovo segno sulla pelle? Forse perché è uno dei miei modi di prendere consapevolezza delle cose, di fermare momenti, mettere punti saldi.

Non farò un nuovo tatuaggio (per ora), ma vivrò lo scorrere del tempo con una nuova consapevolezza: sono una trottola, so essere veloce e divertente, so girare a 1000 e fermarmi lentamente fino a cadere a terra. So rialzarmi in fretta quando qualcosa o qualcuno arriva a darmi la carica, muove su e giù il pomello del mio cervello e io riparto, forte di nuove energie, nuove visuali e nuove consapevolezze. Perché nei periodi in cui viaggio a mille, mi lascio travolgere dalle cose, rifletto poco e cavalco tutti gli entusiasmi che mi attraversano, poi rallento e metabolizzo, esamino, unisco i puntini, spesso mi do uno schiaffo e ricomincio.

A sto giro di schiaffi me ne son dati due, uno per quel che non ho saputo vedere e uno come promemoria.

gesto dell'ombrello