Ultimamente ho riflettuto molto sul mio essere blogger e sul mondo del blogging in generale: a che punto sono? A che punto siamo? Il blogging è davvero morto o ha ancora un po’ di appeal? Personalmente credo di sì, specie in questo momento di sovrainformazione in cui non si sa più a cosa credere, le persone hanno ancora più voglia di dire la loro  e di farlo a modo loro. La mia riflessione, per forza di cose, si è spinta nel settore del blogging che conosco un pochino di più, quello delle mamme blogger.

A che punto sono io? Parecchio indietro. Ho il mio piccolo zoccolo duro di fan a cui sono estremamente grata e per le quali continuo a scrivere, ma dopo 5 anni non ho ancora sfondato e non intendo nemmeno farlo. Non è una finta, ho davvero capito che non sono realmente interessata a diventare questo blog un lavoro a tempo pieno, non fa per me. In un momento in cui varie collaborazioni si sono accavallate sul blog e la maggior parte dei post erano “di lavoro”, ho perso spontaneità e non ho più avuto voglia di scrivere. Mi sono presa un mese intero di “vacanza” e ho riflettuto su cosa significa per me la definizione “mamma blogger”: una donna che racconta la sua vita da mamma in tutte le declinazioni, nel bene e nel male. Quelle poche che davvero ci sono riuscite, a mio avviso, sono state quelle che non hanno avuto paura di  raccontare il bello e il brutto, le gioie e i dolori senza mentire. Cosa è cambiato negli ultimi anni nel mondo delle mamme blogger? Sono arrivate le aziende e, credetemi, la differenza si legge. Non avete avuto anche voi la percezione che tanti post siano meni sinceri di quanto in realtà potrebbero essere? Solo io vedo solo post gioiosi e pieni d’amore, tutti a tinta pastello e patinati?

A me pare che sia sempre tutto un #ioete #purelove #familylove e sta cippa.

Io dico, ma mai una cazzo di volta che raccontate un capriccio?? Mai una volta che ammettiate che vostra figlia vi sta sulle palle?? Perché dai, lo sappiamo tutti che ci sono parecchi momenti in cui vi sta sulle palle, è fisiologico, è intrinseco nel rapporto madre/figlia. Mia figlia mi sta parecchio sulle palle, per esempio. Cioè, io la amo, andrei nel fuoco per lei, cazzo ho rinunciato ad ascoltare Robbie Williams in macchina per lei, quale dimostrazione d’amore più grande potrei darle??? Però ci sono mille momenti in cui non la sopporto, a volte mi irrita così tanto che mi strapperei la pelle dalle braccia dal nervoso, a voi non capita mai????

blogging

Io non ci credo. E visto che non ci credo e so che vi capita, perché non lo raccontate mai??? Cioè, che senso ha avere un blog dedicato al mondo mamme e bambini se dentro di verità ce n’è pochissima?? Non è che forse gli sponsor ci chiedono di essere in un certo modo quando invece siamo anche in un altro? Cioè, a quelli del latte artificiale non potremmo dire “guarda, io il con te ci collaboro, ma fammi raccontare che il latte artificiale lo do perché mi sono rotta di avere mio figlio attaccato alle tette con le ragadi e in questo modo mi levo una poppata e la faccio fare al marito. Che dici, la raccontiamo così?”

E perché non raccontiamo di quanta voglia abbiamo di scappare dalla routine familiare e dai capricci e dalle continue richieste?? Sapete qual è il post più letto di questo blog? Quello in cui racconto l’orrore di una domenica piovosa in casa. E secondo voi perché è il più letto??? Lo trovate a questo link http://www.unkilodicostanza.it/2013/10/21/le-mamme-della-domenica-fingono/

Al di la dei blog, non vi sembra strano quando parlate con qualcuno che vi dice “ah, non mi ricordo nemmeno più com’era la vita prima dei miei figli!”, cioè non vi viene la pelle d’oca?? Perché io me la ricordo anche troppo bene la mia vita antefiglia e ci son dei giorni in cui mi manca un casino. E perché non dovrei dirlo?? Perché non dovrei raccontare nel mio blog di quanto fosse più leggera la vita prima? Perché questo attirerebbe i giudizi delle persone ed essere giudicati non è mai bello. Ma allora, perché avere un blog se non ti vuoi esporre?

Da quando mamma blogger vuol dire raccontare la perfezione e non la realtà?