Quando ero piccola le nostre vacanze le passavamo principalmente in montagna, sulle Dolomiti. Ricordo perfettamente quanto mi attraevano quelle montagne, così alte e imponenti ma al tempo stesso rassicuranti e pure. Perché pensateci, cosa c’è di più limpido della montagna? Nasconde segreti e pericoli, è vero, ma è tutta li, esposta. La vedi, sai da dove partirai e sai fino a dove arriverai o, ancora meglio, fino a dove vuoi arrivare: in cima. Il mare non mi ha mai fatto lo stesso effetto e dal basso dei miei 7 anni lo sapevo benissimo: non sapere cosa ci fosse sotto i miei piedi, non vedere il fondo e galleggiare in balia delle onde non faceva per me. Sono un’ariete, del resto, e più una cosa è pratica e tangibile più mi piace. Per questo mi piaceva la montagna, non per l’aria pura e i panorami, ma per la sensazione che provavo a sentirla sotto i piedi in quelle estenuanti escursioni che mio padre ci costringeva invitava a fare ogni giorno.

Un giorno, a metà di uno di questi giri, mio fratello vedendomi in difficoltà e sull’orlo di un capriccio che avrebbe rovinato la giornata a tutti, si inventò il sasso dell’energia. Senza pensarci più di tanto, raccolse da terra un sasso qualunque, nemmeno troppo particolare, e mi disse di stringerlo forte nel pugno di una mano e concentrarmi su quella stretta. Dopo pochi minuti, mi disse, avrei iniziato a sentire una nuova energia sprigionarsi dal sasso e sarei andata più forte senza sentire più la stanchezza. Non c’è bisogno che vi dica che quel giorno arrivai al rifugio esaltatissima e con ancora un sacco di voglia di camminare. La soddisfazione di avercela fatta, il fiatone mentre guardavo il panorama e il profumo della polenta con la salamella che usciva dal rifugio, sono ricordi impressi indelebilmente nella mia mente.

Il sasso dell’energia mi è tornato in mente una decina di giorni fa durante una gita alle Cascate del Perino, quando la piccola si è fermata dicendo che le sue gambe sono troppo corte per camminare così tanto. Le ho raccolto un sasso (un po’ più carino di quello che mio fratello scelse per me) e l’ho portata al punto di arrivo senza che nemmeno se ne accorgesse. Ok, non proprio, nel mentre è caduta e si è pure messo a piovere, ma il risultato l’abbiamo comunque portato a casa.

Cascate del Perino

Perché vi racconto questo? Perché è con i pugni stretti intorno a un sasso dell’energia che voglio affrontare i prossimi mesi: vedo le mie montagne e pian piano inizio a scalarle. Voglio camminare con ritmo ed essere consapevole di ogni passo che faccio. Voglio ponderare ogni decisione (compatibilmente con la mia maledetta impulsività) e concentrarmi solo su ciò che realmente merita la mia attenzione. Sono stanca di perdere tempo.

Impegno, organizzazione e costanza (ah, la costanza!) saranno indispensabili prossimi mesi. E il sasso dell’energia, ovviamente. E polenta e salamella all’arrivo, anche.