Questa mattina presto, mentre tutti dormivano e la casa era immersa nel silenzio, girando pigramente il caffè latte, mi sono incantata ad osservare il pacchetto di Pan di Stelle di mia figlia appoggiato sulla tavola. Dopo una prima faticosa resistenza alla tentazione di infilare la mano e agguantarne una decina, mi sono ricordata dell’emozione che provavo ogni volta che da piccola aprivo una nuova confezione: cosa avrei trovato al suo interno oltre i biscotti? Quel magico tagliando che mi avrebbe reso vincitrice del mega concorso, sarebbe stato all’interno della mia confezione? La stessa cosa valeva per le merendine, avrei trovato quella gommina rarissima e ultimo pezzo mancante della mia collezione? E sotto il tappo blu dello Sprint ci sarebbe stato il tagliando per vincere il premio della stagione? (Se non vi ricordate lo Sprint, o siete troppo giovani o siete cresciuti in una famiglia dai sani principi alimentari. In entrambi i casi vi siete persi qualcosa di molto buono. Ad ogni tavoletta di cioccolato scartata mi trasformavo in Charlie e chiudevo gli occhi sperando di trovare il biglietto d’oro che mi aprisse le porte della Fabbrica di cioccolato del signor Wonka. 

Che dire poi dei concorsi sui giornali, quanti disegni ho mandato al Corriere dei Piccoli con la speranza che ne pubblicassero almeno uno? Per non parlare delle cartoline per partecipare ad ogni tipo di estrazione, tutte le ho fatte. Anche le raccolte a punti erano una droga, ricordo ancora i bollini del latte che chiedevo al tipo del bar per ricevere le tazze a forma di animale. Riuscii a completare solo una scheda di tagliandi, perché se non è la sfiga è la mia pigrizia a rendermi perdente.

Nel tempo la cosa si è affievolita, ma non così tanto da non farmi sperare di trovare la stella di stoffa dentro i Pan di Stelle lo scorso Natale. Ovviamente non abbiamo trovato niente e il completo letto costellato di stelle non è approdato sul suo lettino.

pan di stelle

Nella mia vita di concorsi, tagliandi, raccolte e speranze, ho vinto una volta sola: un biglietto per il concerto dei Take That a Milano. Biglietto che, ovviamente, avevo già.

E allora, visto che non ho vittorie stratosferiche da raccontare, perché vi racconto queste cose? Perché questa mattina ci ho pensato così tanto? Cosa ho capito guardano fissa i Pan di Stelle di Anita?

Ho capito che quel poco che ho avuto fino ad ora me lo sono guadagnato e che nella Fabbrica di cioccolato avrei di certo fatto la fine di Augustus Gloop.

augustus gloop