La scorsa notte ho fatto un sogno strano, agitato e lievemente ansiogeno: d’improvviso mi ritrovavo le braccia, il volto e il petto coperto di macchie bianche, vitiligine. Più mi guardavo e più le macchie si allargavano, simmetriche e delineate come solo quel tipo di macchie sa essere. Piangevo, mi chiedevo come avrei mai potuto abituarmi a quella nuova pelle, a quella nuova me. Cosa avrebbe pensato la gente? Mi avrebbero preso in giro o guardato con aria schifata, come fossi contagiosa? Non lo so, per fortuna mi sono svegliata e il sogno è finito, ma l’angoscia è rimasta per un po’. Perché?

Perché io la vitiligine ce l’ho e nonostante le mie poche macchie siano ferme da 7 anni, la paura che si possano espandere invadendo zone del corpo ben più visibili, c’è sempre. C’è da dire che nella sfiga della vitiligine sono stata fortunata, le macchie sono piccole e in posti poco evidenti: ascelle, inguine e palpebre. Ora, capirete che non andando in giro con le braccia perennemente alzate e la patata al vento (un tempo forse, in gioventù), la questione vitiligine in questi anni ha riguardato per lo più gli occhi. I primi tempi me ne facevo un problema, portavo sempre gli occhiali da sole e cercavo di mimetizzare sempre con il trucco, poi ci ho fatto l’abitudine e me ne sono dimenticata. Le mie palpebre sono così, di un rosa così chiaro da sembrare bianco, un rosino che solo le macchie da vitiligine hanno, chiaro chiaro e luminoso.

L’altro giorno, nel pieno del mio making up del trucco estivo, Lisa mi chiede se le palpebre così bianche sono merito di continue applicazioni di protezione 50. Le spiego che sì, la 50 la metto, ma che quel colore non è merito mio ma della vitiligine. Le dico anche che quando me ne ricordo mi da un po’ fastidio e provo a coprirle con il correttore.

“E perché dovresti, mi dice, “la palpebra superiore, specialmente nella parte alta, va sempre schiarita per illuminare e allargare lo sguardo, tu hai il culo di averla naturale e vuoi coprirla?”

In quell’attimo di assoluta frivolezza, ho capito una cosa importantissima, ho capito cosa significa trasformare i propri difetti in punti di forza. Ho capito che sono i piccoli difetti a renderci unici e speciali. E immediatamente mi è risuonata in testa una frase di una canzone che da due anni impera in questa casa, non è un difetto è una virtù e non la fermerò mai più.

Alla fine, la vitiligine mi ha fatto un favore.

Lei è Chantelle Winnie Harlow, testimonial Diesel e Desigual. Ditemi che non la trovate bellissima, dai.

Lei è Chantelle Winnie Harlow, testimonial Diesel e Desigual. Ditemi che non la trovate bellissima, dai.