Avete mai fatto un test per le intolleranze alimentari? Io sì, tre volte negli ultimi 12 anni ed ogni volta è stata un’esperienza totalmente diversa.

La prima volta, nel 2003, andai in un super centro di Milano raccomandato da non so più chi dove mi legarono dei pesi ad una gamba e per la modica cifra di 300 euro mi dissero che ero intollerante ai latticini. Quando chiamai mio padre per dirgli il risultato, le sue parole furono “per 600.000 lire te l’avrei detto anch’io che il latte ti faceva cagare addosso”. E non aveva tutti i torti.

La seconda volta andò molto meglio a livello economico, peccato che mi avessero trovato talmente tante intolleranze da ridurmi a mangiare praticamente solo gallette e pesce. Dopo il test scattò il divieto immediato per latticini, carne di maiale, pomodoro, zucchero bianco, farina bianca e lieviti. Quando un giorno persi i pantaloni camminando per strada, capii che forse era ora di reintegrare qualche alimento.

La terza volta è stata due settimane fa e si piazza immediatamente sul primo gradino del podio: pochi traumi, spesa onesta, personale qualificato e comprensivo. Ho scelto di affidarmi al centro Diet Natural di Piacenza dove ho trovato una consulente nutrizionale che, sorridente e simpatica, mi ha subito chiarito una cosa: quante e quali siano le intolleranze che troveremo, le affronteremo gradualmente e senza interventi troppo drastici. Che già hai più voglia di iniziare, no?

Dopo alcune domande di rito riguardo alle mie abitudini alimentari e alla motivazione che mi ha spinto a sottopormi al test, abbiamo iniziato con l’auto-misurazione impedenziometrica, che consente di determinare la composizione corporea e calcolare la percentuale di grasso e di acqua presente nel corpo, in funzione dell’età, dell’altezza e del sesso. Il momento era topico, in pochi secondi infatti avrei misurato i risultati degli ultimi 5 mesi di intenso impegno nell’attività fisica.  La soddisfazione c’è stata vendendo la massa grassa scendere dal 31 al 25%, ma il lavoro è ancora lungo. Molto lungo. Fatto ciò, Franca mi ha sottoposto all’auto-test delle intolleranze alimentari: è un metodo elettromegnetico, rapido, non invasivo e sicuro, che va ad individuare quali sostanze, principi attivi e alimenti disturbano il mio fisico e non gli permettono di utilizzare la giusta energia. Il risultato mi ha sorpresa ma non sconvolta, per fortuna. Per i prossimi mesi, dalla mia dieta dovrò eliminare i seguenti alimenti:

– frutta secca con particolare attenzione verso nocciole, mandorle e noci. Poco male, ne mangiavo solo a secchiate ultimamente.

– caffeina. Zero Coca-Cola e caffè espresso. Posso farcela, sì, ma la vita è già difficile così, pure alla Coca devo dire addio??

– cioccolato. Lo ripeto, CIOCCOLATO. CIOCCOLATO.

Credits: Gregory Bodnar

Prima che io lasci questa vita terrena, perché diciamocelo, non è vita senza cioccolato, qualcuno di voi ha avuto esperienze simile alle mie con le intolleranze alimentari? Come avete affrontato il cambiamento?