Oggi si conclude il mio periodo come blogger madrina del progetto Posso Farcela che negli ultimi due mesi ha visto 20 donne impegnate sul piano motorio e nutrizionale per il recupero della forma fisica e l’acquisizione di sane abitudini alimentari. In questi due mesi ho cercato di sostenerle il più possibile, motivandole a non mollare e dimostrando loro che in certi casi basta davvero poco per migliorare: concentrazione, costanza e una buona dose di realismo.

Ho detto loro quali trucchi uso per sopravvivere alla dieta, primo fra tutti quello di non chiamarla dieta.

Ho raccontato di come mi sia improvvisamente resa conto che l’attività fisica non è una malattia.

Abbiamo parlato di quanto sia difficile non mollare e di quanto sia importante rallentare e perdonarsi i piccoli fallimenti.

L’ultimo dei miei consigli riguardava l’importanza di porsi obiettivi realistici: Belen è fuori quota, mentre i jeans del pre-gravidanza sono una cosa fattibile.

Oggi voglio affrontare il tema dei risultati, quelli con cui, ad un certo punto del percorso, dobbiamo confrontarci. Tutti i risultati, che siano buoni o mediocri, contano ed è giusto che vengano riconosciuti per ciò che sono in realtà: il frutto di una decisione e di un investimento in termini di tempo ed energia. E se i risultati non dovessero arrivare? Pace, anzi, ancora meglio! Mi ci sono voluti 35 anni per capire che vincere significa prima di tutto saper perdere. Dopotutto, ogni grande vittoria non è forse passata attraverso numerose, massacranti e sanguinose sconfitte?

Quando parlo di sconfitte mi piace prendere ad esempio Agassi. Un grande campione di tennis e detentore di alcuni dei titoli più ambiti in questo sport: ha vinto 60 titoli ATP e 8 tornei dello Slam, guadagnando in carriera più di 31 milioni di dollari in premi e 150 milioni di dollari in sponsorizzazioni. Agassi è uno dei 7 giocatori che nella loro carriera sono riusciti a vincere tutti e 4 i titoli dello Slam.  Agassi è l’unico tennista ad aver vinto i 4 tornei dello Slam, la medaglia d’oro del singolare olimpico, il torneo ATP World Championship e la Coppa Davis. La sua carriera professionale è iniziata ufficialmente a 16 anni, ma il suo controverso rapporto con il tennis ha visto la luce molto tempo prima, intorno ai 5 anni. La prima sconfitta, bruciante e ingiusta, è arrivata a 8 anni circa ed è stata la prima di una lunga serie. E quando dico lunga, intendo lunga sia dal punto di vista temporale, sia da quello psicologico. Tante volte è stato sul punto di mollare, ma qualcosa alla fine lo ha sempre trattenuto: a tenerlo in campo è stata la consapevolezza che per vincere in grande, con stile impegno forza e astuzia, fosse necessario imparare e vivere ogni tipo di sconfitta possibile.

Sappiate dunque, donne, che qualunque sia il risultato che portate a casa da questi due mesi di percorso, ne uscite comunque come vincitrici.

Never give up