Ci sono quelle mattine un po’ così, in cui mi abbracci una volta in più o allunghi la manina verso di me mentre fai colazione e io capisco che salutarci sarà un pochino più difficile. Lo capisco perché sai, amore mio, anche io da piccola ero così. Siamo una famiglia di nostalgici noi, abbiamo la lacrima facile e il senso dell’abbandono cucito sul cuore. Non lo facciamo mica apposta sai, è uno stato d’animo che ci arriva addosso all’improvviso, come l’influenza, ma la tachipirina non serve a nulla in questo caso.

So esattamente cosa pensi e cosa provi quando vai e vieni dal bagno 10 volte per salutarmi, quando il labbro ti si arriccia e la voce diventa a singhiozzi. So che il tuo pensiero è tragico e dolorosissimo, una cosa simile a “la mia mamma se ne va e io non la vedrò mai più”. L’ho avuto tantissime volte quel pensiero ed ogni volta era sempre peggio. Non scorderò mai quel campo scout in cui scappai per raggiungere il paese e telefonare alla mia mamma. Avevo così tante lacrime che nemmeno vedevo la strada, ma l’obiettivo era raggiungere il telefono e chiamarla, perché quel posto mi sembrava lontano migliaia di chilometri da casa e ogni chilometro era un macigno di paura che impediva qualunque cosa. Un giorno ti racconterò di quella vacanza alla scuola tennis in cui inventai per ben tre volte di aver avuto il primo ciclo mestruale pur di restare ferma immobile a pensare a casa e a piangere. Quella volta la nonna non mancò mai un giorno senza chiamarmi o senza mandarmi un fax con un disegno allegro e pieno di frasi incoraggianti, ma non servirono a nulla: io non riuscivo a divertirmi, lasciarmi andare a qualunque cosa potesse distrarmi dal pensiero di casa mi sembrava impossibile.

Perché ci succede così? Non lo so, non te lo so spiegare anche ora che le cose vanno meglio, perché prima o poi passa, si attenua e non è più così forte da impedirci di vivere ogni cosa per quella che è. Sapessi quante vacanze mi sono rovinata, ho dovuto andare dall’altra parte dell’oceano per vincere questa paura, sapere di non poter piangere per tre mesi mi ha obbligata a reagire e ad accettare questa nostalgia come parte di me.

Ti capiterà ancora di sentire il cuore che si stringe, di pensare che quelle mattine all’asilo senza la mamma e il papà siano la cosa più dolorosa da immaginare, ma sai che c’è amore mio, noi siamo forti e alla fine vinciamo sempre. E lo sai perché vinciamo sempre? Perché quel cordone ombelicale che in famiglia nessuno è mai riuscito davvero a tagliare, è la corda che usiamo per tenerci saldi alle cose, per non cadere durante le arrampicate più dure, per trascinare gli altri verso la meta e per strozzarci a vicenda durante le discussioni più accese.

Forza piccola, sei una di noi!

 

La foto non c'entra nulla con il post, ma non è bellissima? Credits: Massimo Spadotto

La foto non c’entra nulla con il post, ma non è bellissima? Credits: Massimo Spadotto