Il primo consiglio che darò alla prossima amica neo mamma sarà questo: diffida dalle mamme in branco.

Le puoi incontrare alle ore più svariate del giorno, ma il momento di massima concentrazione è tra le 14.30 e le 17, quando il sole è bello caldo e non è ancora troppo buio. Si muovono lente e infagottate spingendo passeggini giganteschi e dall’aria spaziale con attaccate ai manici borse rigonfie e straripanti di ogni genere di cosa, come se l’armageddon dovesse arrivare da un momento all’altro e loro fossero chiamate a salvare il mondo.

Parlano fitte tra di loro senza darsi il tempo di finire un discorso che subito l’altra incalza da dietro spingendo, come a dire che sì, sono d’accordo con te, ma quello che devo dire io è più importante e d’effetto. Sono conversazioni stancanti e infinite nelle quali il cervello si appiattisce ad un livello tale da diventare un frisbee che rimbalza senza sosta contro le pareti della scatola cranica implorando il signore che le faccia smettere. Sono conversazioni di merda perché principalmente di merda parlano, e se non è merda è vomito, se non è vomito sono lacrime. Dai, sul serio pensano che faccia bene muoversi così, in branco? Sul serio pensano che sia costruttivo parlare solo di pappe e pannolini? Il sesso sembra essere sparito completamente dalle loro vite, l’unico pisello di cui parlano è quello del figlio e se hanno una figlia femmina, cielo!, il cazzo perde ogni tipo di velleità e attrattiva.

Sembrano una setta, tutte con lo stesso look, tutte con gli stessi lineamenti tesi e lo sguardo truce e competitivo di chi sa che da quella passeggiata dovrà uscire non solo viva, ma vincitrice. L’altro giorno, complice una meravigliosa giornata primaverile, in soli 2 km di branchi ne ho avvistati almeno cinque e ad un certo momento mi sono sentita accerchiata, indifesa, terrorizzata. Eravamo senza passeggino e Anita si lamentava di questo mal di gambe che le impediva la deambulazione, roba da oscar con zoppicata annessa, attirando inevitabilmente l’attenzione del branco che, perfettamente sincronizzato, si è fermato ad osservare.

mamme

Tipica faccia da mal di gambe invalidante.

7 sguardi puntati su di noi, 14 occhi accusatori e indignati guardavano la scena come se stessero assistendo ad una fucilazione in piazza. Non un sorriso, non uno sguardo accondiscendente, nulla: forti dei loro passeggini fronte mamma (perché fino al compimento dell’anno solo me dovrà guardare, che gliene frega del mondo esterno) hanno sollevato il mento e ripreso la marcia. La cosa non mi ha turbata fino a che, una volta dissoltosi il branco, ho visto lei, timida e solitaria con il suo mei tai completo di pargolo sulla schiena e il cane al guinzaglio. Ho notato lo sguardo stranito e sollevato al tempo stesso, come a dire che “ehi, per stavolta mi è andata bene e hanno visto te e non me, ma la prossima volta sarò così fortunata?”

Non lo so amica mia, non lo so. Di certo le incontrerai di nuovo e dovrai essere forte: sostieni lo sguardo, non mollare e continua a camminare. Respira e cammina, respira e cammina. E già che hai le mani libere, rispondi a quella chattina su Whatsapp raccontando di quella volta in cui hai incontrato quel tale col piercing proprio li.

bambina passeggino

Qui il passeggino lo avevamo, ma la foto è di due anni fa e la piccola no era legata. A noi piace il brivido.