L’altra sera ho osservato la mia amica Carlotta mentre allattava: era serena, bellissima, rilassata e naturale. Starete pensando che non c’è nulla di strano, che è una cosa bellissima, e sono d’accordo con voi perché lo è davvero, ma io sono rimasta comunque colpita. Perché? Perché tra tutte le mie amiche, lei è sempre stata quella con meno istinto materno, quella che i bambini sì, sono belli ma sono più belli se mi stanno lontano, quella che nei mesi della gravidanza mi ha chiesto se esistono anche per i bambini luoghi simili alle pensioni per cani dove i genitori possano lasciare i piccoli mentre sono in vacanza. Insomma, l’istinto materno non era proprio la prima cosa che mi veniva in mente guardandola e ho temuto parecchio di vederla in difficoltà. Ovviamente mi sbagliavo e ne ho avuto la conferma l’altra sera osservandola.

Guardavo lei e pensavo ai miei primi tre mesi con Anita, al totale senso di smarrimento che ho provato vedendo sgretolarsi una dopo l’altra le mie convinzioni. Mi sono sempre sentita portata per fare la madre, ma quando mi sono trovata a cercare disperatamente l’istinto materno in ogni cellula del mio essere, ho capito che qualcosa era andato storto. Non lo trovavo, non c’era, ma com’era possibile?? Io che ho divorato libri su libri, io che sapevo tutto su parto naturale e autosvezzamento, io che dopo aver studiato a fondo un libro sull’allattamento al seno ho dichiarato “allattare è una cosa meravigliosa”, guardavo Anita e pensavo soltanto alle difficoltà. Lei cercava il mio seno con quello sguardo famelico e io pensavo che non ce l’avrei mai fatta. Dio se mi ha fatto schifo allattare, un inferno. Questo piccolo essere che si agitava aprendo la bocca come in cerca di una preda da attaccare, mi spaventava. Sembrava un Gremlin.

Ho lottato con il sonno per tutti i 9 mesi della gravidanza e per i successivi 18, arrivando a toccare picchi di stanchezza tali da confondere la mente e il cuore. Perché quando sei stanca e spaventata, non solo i pensieri vanno in confusione, anche i sentimenti vacillano, anche l’amore più forte. In quei momenti pensi che tu la madre non la puoi fare, non la VUOI fare. Pensi che sia troppo difficile, che ti sei infilata in un cazzo di casino dal quale non potrai uscire mai. MAI. Come si fa, dunque? Come si diventa una buona madre? Dove si compra l’istinto materno?

Da nessuna parte, lo si costruisce giorno dopo giorno, nottata dopo nottata, pianto dopo pianto, capriccio dopo capriccio. Ogni volta che diciamo “perché piangi? Non capisco!” è un mattoncino in più verso la conoscenza, è solo attraverso quel passaggio che riconosceremo la fame dal sonno, l’aria nella pancia dalla noia, il caldo dalla frustrazione e il capriccio dalla rabbia.

Madre natura ci ha dato l’istinto inteso come “comportamento innato, la tendenza intrinseca di un organismo vivente ad eseguire o mettere in atto un particolare comportamento. Sono comportamenti automatici cioè non sono frutto di apprendimento né di scelta personale. L’istinto ha un rapporto piuttosto rigido con ciò che desidera e a cui mira, difficilmente ottenendo soddisfazione da un oggetto diverso” (fonte Wikipedia), sta a noi modellare e adattare tale istinto alle situazioni che viviamo.

L’istinto materno è un piccolissimo, minuscolo seme che si sviluppa e rafforza giorno dopo giorno grazie al lavoro di quattro mani, due grandi e due piccolissime.

istinto materno