Sono le 17.06 di domenica pomeriggio e me ne sto comodamente seduta sul divano con il Mac sulle ginocchia. Prima di scrivere questo post ho studiato per un’ora concedendomi svariate micro pause con lo sguardo perso nel vuoto o a contemplare il panorama (la casa di fronte). Intorno a me solo il russare del cane, lo sciabordio leggero dell’acquario dei pesci e il click del mouse di lui impegnato in una sanguinosa battaglia a Call of Duty.

domenica

Oggi ho anche studiato.

Questa mattina ci siamo svegliato alle 9.30, abbiamo fatto colazione lentamente e ognuno si è dedicato ai propri affari. Io mi sono chiusa in camera della piccola a buttare riordinare i suoi giochi e a togliere strati di polvere appartenenti forse all’era mesozoica.

Alle 11.30 ci siamo preparati con calma e siamo usciti per un’ora di tennis dalle 12 alle 13. Una volta a casa, una doccia veloce, un abbondante equilibrato piatto di pasta, una passata veloce di aspirapolvere e poi il divano.

Perché ve lo racconto? Perché come non ho avuto problemi a pubblicare questo post in cui raccontavo le difficoltà di una domenica casalinga con figli da gestire, non ho alcun problema a raccontarvi il bello di una domenica child free, una giornata intera in cui IO sono il mio primo pensiero, in cui si può pranzare alle 14 senza avere qualcuno che ti chiede se è pronto in tavola ogni 7 secondi dalle 11.30, in cui se non vuoi non devi per forza parlare e puoi startene in silenzio anche se non stai facendo il gioco del silenzio.

Noi siamo fortunati, abbiamo nonni disponibilissimi che amano stare con la nipote e che non vedono l’ora di passare del tempo con lei, ma siamo anche stati bravi a fare in modo che queste relazioni importantissime si costruissero e che Anita si abituasse a stare con tutti anche senza noi genitori intorno. Quando abbiamo iniziato ad abituarla a stare con nonni e zio, sapevamo di farlo per il suo bene ma non immaginavamo minimamente che questo avrebbe fatto tanto bene anche a noi. Vincere le nostre paure a lasciarla andare e aiutare lei a vincere la paura di stare senza di noi, ha fatto si che entrambe le parti potessero godere di qualcosa di unico e raro: lei un meraviglioso rapporto con i nonni, noi 24 ore di silenzio.

Qual è la morale di questo post?

Che con i figli si sta bene, senza si sta da dio.