leggiAMOloCom’è che un libro ci conquista e un altro no? Cosa ci spinge a scegliere una storia e cosa ci porta dentro, tra le parole? Io credo che oltre al potere della storia in sé, alla bravura dello scrittore e all’influenza del marketing, il grande successo di un romanzo dipenda per il 50% (forse anche di più) dal passaparola. Nel caso di Volevo solo averti accanto ( Ronald H. Balson), il libro protagonista di questa puntata di LeggiAMOlo, il passaparola è stato fondamentale sia per il suo successo, sia per il suo arrivo tra le mie mani, ma diciamocelo, spesso il passaparola non è così affidabile come si pensa.

Mi è piaciuto? Ni. E a giudicare da tutte le altre recensioni lette fino ad ora, il giudizio è condiviso.

La storia è bella e avvincente, il tema è di quelli che scaldano gli animi e commuovono, ma tutto poteva essere trattato in maniera diversa. la mia sensazione è che Volevo solo averti accanto poteva essere un capolavoro, invece è un romanzetto.

Trama – È la sera della prima al grande teatro dell’Opera di Chicago. Morbide stole e sete frusciatiti si scostano per far largo al vecchio Elliot Rosenweig, il più ricco e importante mecenate della città. All’improvviso fra la folla appare un uomo anziano in uno smoking rattoppato. Tra le mani stringe convulsamente una pistola che punta alla testa di Rosenweig. La voce trema per la rabbia, ma lo sguardo è risoluto quando lo accusa di essere in realtà Otto Piatek, il macellaio di Zamosc, feroce criminale nazista. Ma nessuno sparo riecheggia tra i cristalli e gli specchi del sontuoso atrio. E Ben Solomon, un ebreo scampato ai campi di sterminio, viene atterrato dalla sicurezza e trascinato in prigione. Nessuno crede alle sue accuse, nessuno vuole ascoltarlo. Tranne Catherine Lockhart, una giovane avvocatessa alle prese con una scelta difficile della sua vita. Catherine conosce l’olocausto esclusivamente dai libri di scuola, eppure solo lei riesce a leggere la forza della verità negli occhi velati di Ben, solo lei è disposta ad ascoltare la sua storia. Una storia che la porta nella fredda e ventosa Polonia degli anni Trenta, a un bambino tedesco tremante e con le scarpe di cartone che viene accolto e curato come un figlio nella ricca casa della famiglia ebrea dei Solomon. Ma anche agli occhi ambrati di una ragazza coraggiosa e a una storia di amore, amicizia e gelosia che affonda le radici del suo segreto in un passato tragico.

Chi non si lascerebbe conquistare da una trama del genere? Peccato che Balson si sia lasciato un po’ prendere la mano da certi aspetti e ne abbia invece tralasciati altri più interessanti e forse anche più importanti.

Per esempio il cambiamento di Otto, prima fratello e poi sadico nazista indifferente agli affetti e a chi lo ha accolto come un figlio, meritava un approfondimento maggiore, forse anche un pentimento finale. Invece no: il nazismo si è impossessato di Otto come una malattia contagiosa e lui non ha potuto fare nulla per resistere.

La figura di Catherine poi, aveva per forza bisogno di essere raccontata attraverso una storia d’amore finita male e una che nasce? Non poteva essere un avvocato con i contro zebedei e una vita sentimentale appena accennata?

Ma più di tutto, perché Balson ha sentito il bisogno di far diventare Ben un vecchio sensitivo che parla con la moglie morta?

Peccato, poteva essere un grande libro. Un primato però ce l’ha: è il primo titolo di #leggiAMOlo a beccarsi una recensione negativa!

E a Valeria sarà piaciuto? Qui la sua recensione!

 

Con il prossimo titolo andiamo sul sicuro e io e Valeria siamo già in fibrillazione: Se mi lascia non vale di Valentina Stella.