…Ma, adesso che ripenso a quella notte tenendo ben presente il fatto che Viola e Gu ancora non c’erano, mi sembra impossibile. Che facesse notte, che poi abbia fatto giorno, che qualcuno mi chiamasse Erica e io rispondessi che c’è, ma che nessuno mi chiamasse mamma.

Non so come dire.

Forse la verità è che io non sono più solo Erica, da quel ventisette aprile del duemiladue, ecco. Sono Erica e Viola.

E dal ventidue novembre del duemilanove sono Erica e Viola e Gu.

Le cose che penso le penso con tre teste.

Le cose che sento le sento con tre cuori.”

Leggere queste parole, a pagina 160 di Quattro etti d’amore, grazie di Chiara Gamberale, è stato come trovare finalmente la definizione di quell’ultimo 13 orizzontale del Bartezzaghi, come riuscire a fare il cubo di Rubik senza barare staccando gli adesivi colorati e riposizionandoli uno a fianco all’altro: finalmente qualcuno ha descritto come mi sento dal 20 novembre del 2010. Perché quando diventi mamma, qualcosa dentro di te cambia, e hai voglia a cercare di ricostruire la vita di prima, di riappropriarti dei tuoi spazi, di ritornare la donna che eri prima, una parte di quella donna, piccola o grande che sia, non ci sarà mai più. E’ morta.

Questo Erica lo sa, forse soltanto a livello inconscio, ma lo sa, ed è per questo che è così attratta dalla vita e dal carrello della spesa di Tea Fidelibus, la star della sua serie tv preferita che incontra ogni giorno al supermercato vicino a casa. Erica guarda al carrello di Tea con interesse e curiosità, e ogni spesa la porta ad immaginare cose della vita dell’attrice, una vita diversa dalla sua, così diversa da sembrarle esotica.

Erica non lo sa, ma anche Tea la osserva attraverso la sua spesa, i suoi carrelli pieni di prelibatezze e di ingredienti per torte, biscotti e primi piatti che sanno di casa. Per Tea, Erica è la Signora Cunningham, la madre perfetta del telefilm Happy Days, quella che per i figli c’è sempre, che lava e stira le camicie del marito, che non si sente mai sola perché ha una famiglia che la ama e la fa sentire speciale.

Si guardano da lontano le due donne, si scrutano cercando le differenze senza vedere le similitudini, tante, sorprendenti.

Quattro etti d’amore, grazie ha attirato la mia attenzione dalla vetrina della libreria Bookbank Libri d’altri Tempi e devo dire che la lettura non mi ha deluso, ma non mi ha nemmeno preso quanto mi aspettassi. Non so perché, forse perché certe cose le conoscevo già, o forse perché mi sono ritrovata così tanto in Erica da lasciarmi avvolgere dal suo sottovuoto.

Qualcuno di voi ha letto questo libro? Cosa ne pensate?

Io ora corro a leggere la recensione di Valeria, forza!

Di che colore è il retro del cielo?

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Il nostro prossimo #leggiAMOlo è Volevo solo averti accanto di Ronald Balson, chi si unisce?

 

Di che colore è il retro del cielo?