Ho iniziato da piccola, per emulazione credo: nei momenti di riposo mia madre aveva spessissimo un libro in mano ed io per gioco la imitavo. Nonostante non sapessi ancora leggere, ricordo benissimo che la cosa mi piaceva molto, la sensazione di estraniarsi temporaneamente dal mondo ha avuto su di me un effetto inebriante. Man mano che crescevo e le mie capacità di lettura diventavano sempre più fini, ho iniziato a leggere molto, specialmente in estate o durante le vacanze scolastiche. L’estate dei miei 17 anni, quella in cui feci l’ultima vacanza da sola con mia madre e mi ustionai le mani il petto leggendo per tre ore filate “L’uomo che sussurrava ai cavalli”, capii che nel mio futuro i libri avrebbero avuto una parte importante. In quei tre mesi di libri ne lessi cinque e quando la scuola ricominciò io mi sentii privata del mio tempo e della mia libertà ad estraniarmi e a sognare. Quando penso a un libro, penso immediatamente a questa magnifica opportunità che i libri ti danno di chiuderti fuori dal mondo senza però chiudere le finestre su di esso.

Non ho viaggiato molto purtroppo e, stupidamente, ho selezionato male i pochi viaggi che sono riuscita a fare, ma grazie ai libri che ho letto sono arrivata in pochi che mai avrei immaginato e ho scoperto culture che mai avrei pensato potessero interessarmi. Perché scrivo tutto questo invece di raccontarvi le mie letture di settembre? Per settembre ha una sola lettura, lunga, lenta e profonda: sto viaggiando in India tra le pagine di Shantaram. Non so se lo avete mai letto e capite di cosa sto parlando, ma Shantaram è un libro che è impossibile da raccontare: se cercassi di farlo è come se pretendessi di farvi ridere raccontandovi uno di quei momenti di riso improvviso che colpiscono un gruppo di amici, di quelli in cui fa una faccia strana o dice parole apparentemente banali scatenando una catena di pensieri assolutamente divertenti. Mi sono spiegata? Avete capito di cosa parlo? Ecco, quei momenti li non li puoi raccontare ad un altro, sperando che rida, impossibile

Shantarm è così: non lo puoi raccontare sperando di risvegliare emozioni, Shantaram lo devi leggere, lo devi vivere. È un libro sulla vita, nelle accezioni più basse e più alte del termine, li dentro ci sono il male e il bene, l’amore e l’odio, povertà e ricchezza, puzza e profumo. C’è tutto e il contrario di tutto, ma prima di tutto c’è l’India che nel mio immaginario ha sempre avuto un cattivo odore ed ora si sta trasformando in un unico, splendente sorriso.

Leggetelo se volete fare un viaggio vero, leggetelo se amate l’India e anche se la odiate, leggetelo se accettate che per un po’ non potrete avere libro a tenervi compagnia.

E adesso, tutti a leggere il Settembre di Valeria che, ne sono sicura, è stata molto più brava di me!

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