Quando Valeria ha suggerito La biblioteca più piccola del mondo (Antonio G. Iturbe) come titolo per #leggiAMOlo, ho accettato subito senza nemmeno chiedermi di cosa parlasse e senza nemmeno leggere trama o altre recensioni: è bastato il titolo a convincermi. Poi ho iniziato a cercarlo, prima nella biblioteca di paese, poi in quella di città, poi online e poi in libreria, ma sembrava introvabile. La cosa mi ha al tempo stesso incuriosito e spaventato, fino a che lui non è arrivato a casa mia chiuso dentro una busta gialla e questo piccolo particolare l’ha reso ancora più magico. (Grazie Valeria!)

Finché rimase aperto, il blocco 31 ospitò fino a cinquecento bambini, oltre a molti altri prigionieri che venivano chiamati assistenti. Nonostante la rigida sorveglianza e al contrario di quello che ci si sarebbe aspettati, nel blocco esisteva una biblioteca clandestina destinata ai bambini. Era minuscola, contava solo otto volumi tra cui la Breve storia del mondo di H.G. Wells, un sussidiaro scolastico russo e un libro di geometria analitica. Alla fine di ogni giornata venivano affidati, insieme ad altre cose preziose come medicine e pezzetti di cibo, a una delle ragazze più grandi, che aveva il compito di nasconderli ogni notte in un posto diverso.

Questa ragazza si chiama Dita Alderova ed è il personaggio che più mi ha appassionato negli ultimi mesi di lettura. La sua vita è cambiata all’età di nove anni, quando sentì la terra vibrarle sotto i piedi mentre accompagnava la madre a fare la spesa: era il 15 marzo del 1939 e i tedeschi entrarono a Praga.

La sua infanzia è finita quel giorno, non certo il giorno delle sue prime mestruazioni. Perché è quello il momento in cui ha smesso di avere paura degli scheletri e delle vecchie storie di fantasmi e ha cominciato a temere gli uomini. 

Dita viene deportata più volte, prima nel ghetto di Terezin, poi ad Auschwitz nel campo per famiglie e poi ancora a Bergen-Bersen; le viene tolto tutto ciò che ha, la casa, gli oggetti, i documenti, le radici, gli amici, tutto tranne la voglia di lottare e un orgoglio così radicato da nutrirle l’anima. Dita passa gli anni della formazione e della crescita in un campo di concentramento, agli ordini di kapò ed SS accecate dall’odio, con solo un vestito logoro una ciotola di zuppa annacquata e un pezzo di pane secco.

Ad Auschwitz il tempo non corre, si trascina. Gira ad una velocità infinitamente più bassa che nel resto del mondo.

Sono anni lunghissimi in cui nonostante la fatica e il dolore, riesce a stringere legami indissolubili che la accompagneranno per la vita: l’amica Margit, timida e remissiva, Alfred Hirsch, il coraggioso insegnante che riesce ad allestire una scuola segreta in un campo di concentramento dove nemmeno gli insetti hanno una qualche speranza di vita, il padre di Dita che ogni giorno stende una coperta fuori dalla sua baracca e impartisce alla figlia lezioni di geografia, matematica, scienze e storia.

E poi ci sono i libri, quelli di cui Dita si occupa con una delicatezza e una precisione quasi chirurgica: con un poco di filo e qualche piccolo pezzetto di nastro adesivo, ne rattoppa le ferite e ricuce le pagine, pagine che liscia e accarezza come fossero i capelli di un bambino. Più di una volta durante la lettura mi sono chiesta a cosa servisse dedicarsi tanto a libri che prima o poi sarebbero comunque finiti distrutti, perché tanta energia quando la morte è così vicina, poi ho capito: i libri custodiscono storie e ogni libro letto è una storia che passa attraverso la vita. I libri, non muoiono mai, sopravvivono alle SS, allo Zyklon e ad Auschwitz.

Uno accanto all’altro i libri formano una fila cortissima, una modesta parata di veterani. Ma in questi mesi, grazie a loro, centinaia di bambini si sono avventurati nei labirinti della fantasia, riuscendo a vivere molte vite diverse. Niente male per una manciata di vecchi libri.

Una raccomandazione: durante la lettura, ricordatevi di respirare.

La biblioteca più piccola del mondo

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E ora, il titolo del prossimo protagonista di #leggiAMOlo: Il secondo momento migliore di Valentina Camerini!