Quando penso al mio ruolo di mamma e al lavoro fatto fino ad ora, la conta dei danni è abbastanza lunga da farmi sentire una cattiva madre e ci sono giorni in cui l’impotenza e la sensazione di totale incapacità nella gestione di questo ruolo si rendono particolarmente difficili da gestire.

Proprio ieri, dopo aver montato l’armadio nella sua camera ed essermi resa conto delle decine e decine di giochi che possiede, la maggior parte dei quali inutili, stupidi, microscopici e brutti, fuoriusciti da quelle odiose buste in vendita nelle edicole, mi sono chiesta: ma mia figlia ha bisogno di tutto ciò? Perché le ho comprato questa collana da principessa con il ciondolo che suona? Perché ho ceduto alle sue insistenti richieste verso il Cicciobello Bua che da mesi non guarda nemmeno e giace riverso su un letto a casa della nonna? Perché quel giorno in cui l’ho lasciata all’asilo con un po’ troppa fretta sono tornata a casa con l’ennesimo attaccaestacca di Peppa Pig?

Cose, soltanto cose.

Sono una cattiva madre, non c’è dubbio. Sono figlia del consumismo e sto crescendo una figlia del consumismo.

Ho buttato via una borsa intera di cianfrusaglie, ne ho riempita una di giochi per i bambini di un centro di accoglienza ed ho passato il resto del pomeriggio chiedendomi come rimediare ai danni già fatti.

A sera, dopo averle letto due storie, ho iniziato ad offrile la compagnia di alcuni dei suoi peluche/bambole preferiti da abbracciare durante la notte. Cose, ancora cose.

“Non mi servono mamma”, mi ha detto lei, e così l’ho salutata.

Cose, sempre cose.

E poi, prima di andare a dormire, l’ho trovata così e ho capito che tra tante cose che fanno danni, gliene ho data una che la rende forte, che la aiuterà a crescere e che le riempirà sempre il cuore d’amore.

Buonanotte bambine mie.

cose