In caso qualcuno non se ne fosse ancora accorto, lo dico io: ho il blog pigro, decisamente pigro. La sua è una pigrizia osmotica, nel senso che per osmosi prende la mia. Che poi non è che sono pigra, è che sto attraversando un periodo anche bello se vogliamo, no dai diciamo carino che bello è esagerato, ma ci sono arrivata impreparata. Avete presente quella storia della cura ricostituente da fare in primavera con cui le nostre madri ci hanno sfibrato le orecchie per anni? Ecco, pare che sia vera. Ci ho messo solo 34 anni per riconoscerlo e domani mi toccherà chiamare mia madre e dirle che aveva ragione. E lei mi risponderà a colpi di Supradin sulla testa e mi manderà dozzine uova per zabaioni energizzanti. Insomma, sono spompa. Ma a pezzi proprio. Dormo male, colpa anche di lui che russa un botto, e la mattina mi alzo come se avessi fatto la 100 Km del Passatore, ma lo sappiamo tutti che i 100 km li faccio a stento in macchina. Tirare a sera è durissima e una volta che ci arrivo muoio sul divano con lo sguardo perso nel vuoto.

La stanchezza fisica è colpa della primavera, ok, ma fa anche parte di questo nuovo ritmo di vita  che aspettavo da mesi, ma diciamo anche anni: ho finalmente ripreso a lavorare. Bello no? Eccerto che è bello, e ci voleva finalmente! Un lavoro che mi piace in un posto che mi piace ad un orario che mi piace. Tutti sti mi piace hanno mandato in crash la mia routine precedente, quella in cui la mattina facevo i lavori di casa e mi sedevo alla scrivania con eccessivo entusiasmo alla ricerca di spunti per nuovi post, post che fossero in linea con i trend del momento in modo da attirare lettori e click. È il lavoro del blogger, mi son detta per mesi, è il tuo lavoro!

Una fatica immane. Una cazzo di fatica immane, ecco cos’era. Perché finché lo fai per hobby e per passione è divertente e l’urgenza di scrivere e raccontare trova davvero sfogo dentro il blog, ma quando diventa l’unica cosa che hai da fare, quando lo vivi come un lavoro perché un altro lavoro non ce l’hai e ti senti in colpa per non averlo, ecco, diventa un pochino frustrante. Perché dopo un po’ ti rompi pure le palle di raccontare i fatti tuoi e ti chiedi pure se gli altri non le siano rotte già da un po’ le palle a suon di fatti tuoi. E allora cerchi temi, spunti, argomenti nuovi e inesplorati. Cerchi anche di parlare di cose che sai, ma non è che di punto in bianco ti puoi dichiarare esperta di mosche cavalline e pretendere che tutti pendano dalle labbra dei tuoi post! Che io ci ho provato a parlarvi di comunicazione e voi, giustamente, non mi avete cagata perché fino ad ora mica ve l’avevo detto chiaramente che è una materia che conosco. Insomma, in tutta sta fatica di trovare argomenti di cui parlare per non parlare solo dei fatti miei, i fatti miei non ve li ho più raccontati davvero e questo blog ora mi piace un po’ di meno. E mi sono allontanata, per reazione.

Ora, visto che mi volete bene, mi aiutate a ritrovare la vena.

Ciao, c’ho Grey’s Anatomy che mi aspetta.

Ma la fatica di scegliere la foto giusta, ne parliamo?

Ma la fatica di scegliere la foto giusta, ne parliamo?