Ammettiamolo, fino ad ora io e Valeria non abbiamo sbagliato un colpo per quanto riguarda la scelta dei titoli per la rubrica #leggiAMOlo e anche quello di questo mese si è rivelato un libro destinato a restare per tantissimo tempo nella mia top ten. Prima di iniziare con la mia recensione, vi invito caldamente a leggere quella di Valeria su Robedamamma: certe cose lei le dice in un modo così bello che sembra di sentirle davvero.

l'imprevedibile viaggio di Harold Fry

L’imprevedibile viaggio di Harold Fry è un diario di viaggio, inteso sia come cronaca quotidiana di un percorso che come diario personale di un viaggio dentro e fuori se stessi. Il protagonista, Harold, non è figo, non è giovane, non è bello e dannato e non ha nulla di eccezionale che lo renda diverso da tutti gli uomini comuni. E’ un pensionato che per tutta la sua vita è rimasto fermo, quasi immobile. Harold veste sempre allo stesso modo, non ha passioni che lo smuovano verso qualcosa, non ha hobby e parla poco, pochissimo.

Harold vive con la moglie, Maureen, con la quale ha un rapporto di circostanza ridotto a pochi scambi verbali legati al tempo, al cibo e, soprattutto, alle continue lamentele della moglie. Nella vita di Harold un giorno qualcosa cambia e il cambiamento arriva chiuso in una piccola busta: è una lettera di Queenie, sua vecchia amica, che gli comunica di essere gravemente ammalata e di essere ricoverata in una clinica nel nord del paese, in Scozia. Harold resta sconvolto, troppo. Se ne accorge il lettore, se accorge la moglie e se ne accorge anche lui. Carta e penna alla mano, scrive un biglietto di risposta ed esce ad imbucarlo. Giunto alla prima cassetta postale, Harold non imbuca e prosegue. Così alla seconda e anche alla terza. Fino ad arrivare ad una stazione di servizio dove una giovane ragazza gli parla di fede, di malattia e di speranza. Ed è in quel momento che Harold decide di continuare a mettere un piede davanti all’altro fino a coprire i 1000 km che lo separano da Berwick e da Queenie.

“Harold pensò a tutte le cose della vita a cui aveva rinunciato. I piccoli sorrisi. L’offerta di una birra. … I vicini che si erano trasferiti , dei quali non aveva mai conservato il nuovo indirizzo. Peggio; il figlio che non gli rivolgeva la parola e la moglie che aveva tradito. Si ricordò di suo padre all’ospizio, e della valigia di sua madre accanto alla porta. E adesso, ecco una donna che vent’anni prima si era rivelata un’amica. Era così che andavano le cose? Che nell’attimo esatto in cui desiderava fare qualcosa, era troppo tardi? Che bisogna rinunciare a tutti i pezzi di un’esistenza, come se in realtà non avessero nessun valore?”

Cosa muove Harold? Cosa nasconde questo viaggio?

Amore è la prima cosa che mi viene in mente, ma non quello che tutti immaginiamo, bensì l’amore assoluto verso noi stessi, verso gli altri e verso tutto ciò che ci circonda.

Amicizia, rispetto e riconoscenza verso un passato che non si può dimenticare e verso un futuro che non si può evitare.

Rinascita e riscoperta di sé, rielaborazione dei propri errori e di quelli altrui.

Perdono, prima di tutto verso se stessi, poi degli altri.

L’imprevedibile viaggio di Harold Fry è il viaggio che tutti dovremmo compiere nella vita, un viaggio puro e spontaneo, libero da condizionamenti e da tutto ciò che è superfluo.

Harold percorre 1.000 km in 87 giorni, senza zaino, senza soldi e con ai piedi un paio di scarpe da vela.

Noi dove saremmo in grado di arrivare?

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Poco tempo fa vi ho parlato di un altro viaggio che merita di essere seguito: è il viaggio di Claudio e sta per iniziare tra poco. Tutte le info le trovate qui su Trip Therapy e sulla pagina Facebook ufficiale.

Perché seguirò Claudio in questa impresa? Perché è mio amico, certo, ma anche perché ogni viaggio è una ricchezza, anche quello di un altro.