dearfuturemom1Cara Barbara, Caro Killò,

vi rispondo qui perché è da qui che voglio buttare giù il primo mattone di un muro tanto alto quanto spesso, ma che è pur sempre un muro e anche lui ha la sua breccia. Tra quegli sguardi di cui parlate, quelli contro cui vi scontrate ogni giorno più volte al giorno, c’è di sicuro anche il mio, ed è quello che vi voglio spiegare.

Il mio è uno sguardo curioso. Io sono curiosa.

Curiosa di sapere come quella mamma e quel papà hanno affrontato la nascita di un bimbo diverso da come lo immaginavano.

Curiosa di sapere quanto dura lo smarrimento e quando ci si rende conto che tutti i figli sono uguali quando si parla di amore e dedizione.

Sono curiosa di scoprire come io possa apparire agli occhi di Killò e degli altri bimbi affetti da Sindrome di Down che mi capita di incontrare. Cioè, Killò, quando un giorno finalmente potrò incontrarti di persona, cosa penserai di me? Ti lascerai prendere in braccio e sbaciucchiare come se non ci fosse un domani? Oppure mi guarderai di traverso per un’ora cercando di capire se di me ti puoi fidare?

Che poi, ora che ci penso, questa curiosità è la stessa che provo ogni volta che incontro una famiglia: li guardo incuriosita cercando di carpire il segreto della loro felicità, cercando di capire se anche per loro le cose si fanno spesso difficili e se anche per loro ogni giorno è una piccola montagna da scalare.

Ho pensieri complicati e profondi in testa, pensieri che non credo di essere riuscita ad esternare in questo post, ma spero di essere almeno riuscita ad allargare un po’ la breccia, a scalfire un mattone.

Un’ultimo pensiero va a Killò, il bimbo più figo dell’universo: ti prego, se mai un giorno ci incontreremo, accettami per come sono e lasciati sbaciucchiare! 😉

Questo post risponde alla chiamata alle armi lanciata da Barbara insieme ad altre mamme di bambini affetti da Sindrome di Down. Qui il video che CoorDown ha realizzato quest’anno per la campagna di sensibilizzazione alle persone affette dalla sindrome di Down, in risposta a una lettera di una donna incinta che ha saputo che suo figlio sarà affetto dalla sindrome.

Ho pianto parecchio guardando questo video, ma non perché i ragazzi che parlano hanno la Sindrome di Down, no, ho pianto perché sono una mamma e la domanda “che tipo di vita avrà mia figlia?” me la pongo ogni giorno.

#WDSD2014 #DearFutureMom  #losguardodeglialtri