Posso parlare ancora una volta di lui? Posso? Sarà l’ultima, lo giuro.

È che a distanza di una settimana il lutto si è fatto sentire e ho pianto.

Si può definire lutto la perdita di un cane? Me lo concedete? Credo si possa dopo 17 anni di convivenza, di amicizia e di mutuo aiuto.

Ho sentito la mancanza con una settimana di ritardo perché è vero che ero pronta, ma quando poi la normale quotidianità è tornata, quando la casa si è riassestata, i buchi si sono manifestati e gli spazi vuoti hanno iniziato a far rumore.

Quell’angolo in cucina dove c’erano le ciotole di acqua e cibo, ora è solo uno spazio vuoto dove il parquet ha un colore leggermente più chiaro. Lo spazio davanti alla finestra che prima ospitava due cucce e dove ora quella rimasta si è allargata, è come un buco dove l’aria passa senza fermarsi. Non so come spiegarlo, ma non trovo altre parole.

E poi ci sono le stelle, che proprio non vogliono farsi vedere nascoste dietro le nuvole, ma noi abbiamo bisogno di vederle perché a lei abbiamo detto che lui è diventato una stella. La sua stella, quella che lei cerca ogni giorno, quella che l’altra notte quando si è svegliata per un incubo, le ha permesso di non piangere “perché mamma – mi ha detto – c’era Pitt a tenermi compagnia“. E giù un’altra crepa nel cuore.

E visto che le stelle per ora non vogliono mostrarsi, noi una stella l’abbiamo fatta, ma di carta.

E sopra c’è una zampina, come a dire che, ehi, io sono qui!

Lo so che sei qui, ti sento con tutto il mio cuore. Sei sempre stato qui.

Grazie, amico mio.

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