“Forza Anita, torniamo a casa prima che cali il sole così possiamo fare una doccia calda!”

È con queste parole che ho costretto mia figlia a lasciare il parco giochi l’altro giorno, attirando su di me gli sguardi attoniti di ogni mamma e nonna nel raggio di 30 metri. Avrei potuto giustificarmi raccontando che siamo una famiglia eco-friendly e che per non inquinare o consumare inutilmente utilizziamo soltanto acqua riscaldata dai raggi del sole, invece ho scelto di raccontare la verità.

La verità è che da due settimane non abbiamo il gas. Cioè, il condominio non ha il gas. Va da sé che  la caldaia centrale non può produrre acqua calda e che tra due settimane non si potrà nemmeno accendere il riscaldamento. Fino ad ora ce la siamo cavata grazie ai pannelli solari che durante le belle giornate ci permettono di avere acqua da tiepida a calda, fino alle 19 almeno. Cosa è successo?

È successo che  la ditta fornitrice di gas, A2A, ma potrebbe essere anche Enel, Iren e via dicendo, lo ha chiuso dopo aver portato pazienza per circa 3 anni e dopo aver accumulato circa 16.000 euro di credito nei nostri confronti. Avete capito bene: il condominio in cui abito ha 16.000 euro di debito nei confronti della ditta fornitrice del gas. Come si è potuti arrivare a questo punto? Me lo chiedo anch’io e la risposta purtroppo è semplice.

I miei vicini di casa non pagano le spese condominiali. Rettifico: la maggior parte dei miei vicini di casa non paga le spese condominiali. Spese che, come è ovvio in uno stabile con il riscaldamento centralizzato, comprendono anche il gas.

C’è il caso dell’elettricista/muratore/idraulico che ha avuto un appartamento in permuta dall’impresa costruttrice e non abitandoci non ritiene di dover pagare alcunché – 996 euro

C’è il caso del titolare dell’impresa di pompe funebri del paese (sottolineo pompe funebri) che non riscuotendo l’affitto dai suoi inquilini crede di essere esonerato dal pagare – 3.014 euro

C’è il caso dell’impresa costruttrice che, semplicemente, fa gnorri – 2.088 euro

C’è il caso della famiglia giovane con due figli piccoli che da due anni si nasconde dietro la crisi pur avendo almeno un contratto da dipendente in famiglia (presumibilmente, facendo attenzione, almeno 100 euro in due anni avrebbe potuto pagarli, no?) – 2.408 euro

C’è anche il caso di chi ha pagato tutto, come è giusto che sia.

Io e la mia famiglia in che caso rientriamo? Nel caso di una famiglia che come tante altre fatica ad arrivare alla fine del mese, che ogni mese paga il mutuo e l’asilo della bambina e che da luglio 2012 (data trasloco) ha pagato 900 euro dei 1.200 totali che deve. I restanti 300 euro ci siamo impegnati a darli entro la fine di ottobre. Poca cosa sui 16.000 che spettano al gas, ma è un piccolo passo verso la soluzione ed è comunque cosa che ci compete.

Quando arriveremo ad una soluzione? Troppo tardi immagino. Troppo tardi per poter accendere il riscaldamento e per poter fare di questo stabile un posto dove abitano il rispetto e la solidarietà. Perché il problema vero qui non sono i soldi, è il menefreghismo. Ed è un atteggiamento tutto italiano. Abbiamo perso il senso civico, non ci preoccupiamo di chi ci sta intorno. Siamo tutti presi a fare comunità su internet, a stringere amicizie virtuali, ma non siamo capaci di farlo nella vita. La comunità intesa come gruppo di persone che condivide spazi, tempo e interessi, ci fa schifo. Siamo un popolo brutto e ci meritiamo quello che sta accadendo al governo in questi giorni: per il bene di uno altri 100 vanno al macello. Se mio nonno, scampato alla guerra e fregiato della medaglia al valore per aver salvato un uomo nelle acque del Po, sapesse che oggi non posso lavare mia figlia perché le persone con cui abito non hanno adempiuto ai loro doveri, piangerebbe. E anch’io piango, perché non posso fare nulla. Non posso andarli a prendere per il collo uno per uno, posso solo aspettare. All’assemblea di condominio che si è tenuta lo scorso mercoledì mi sono rivolta alla sala con un appello: voglio che chi non paga, e dice di non voler pagare, mi guardi in faccia e mi dica che non gliene importa nulla che mia figlia stia al freddo. La stessa cosa poi la deve dire alla signora il cui marito invalido viene prelevato ogni giorno dall’ambulanza per la dialisi.

NESSUNO HA RISPOSTO.

Mentre aspettiamo che qualcosa si muova, io e lui questa mattina ci siamo fatti la doccia rovesciandoci vicendevolmente addosso un annaffiatoio pieno di acqua scaldata sul fornello. Anita è per un paio di giorni dal nonno e la doccia la farà li.

È il 29 settembre del 2013 ma sembra il 1940: la guerra incombe sulle nostre teste.

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