Lui è un uomo carismatico, brillante e di successo.

Lei è una giovane donna bella ed esuberante, lo vede e se ne innamora al primo istante. È decisa ad averlo e inizia a seguirlo ovunque, si fa notare. E lui alla fine la nota, accetta la sua corte, la porta a vivere con sé e le regala un anello di fidanzamento.

Sarebbe una bella storia d’amore, quasi da film, se non fosse che lui ha 77 anni e si chiama Silvio Berlusconi, e lei ne ha 28 e si chiama Francesca Pascale. La copertina dell’ultimo numero di Vanity Fair li ritrae innamorati e felici, complici in quella che sembra una burla più che una storia vera, d’amore. Ho letto l’intero articolo con la curiosità di chi non crede ad una cosa così lontana dal suo essere e con il desiderio di trovare tracce d’amore, quell’amore che renderebbe tutto naturale e bello.

Dopo 20 minuti di lettura, 2 in più di quelli previsti da Giovanni Audifreddi, ho appoggiato il giornale alle ginocchia constatando ciò che temevo: non c’è nulla che possa lontanamente assomigliare all’amore in questa storia. Nulla. Ci sono fanatismo, sottomissione, spocchia, coercizione, menzogne, arrivismo e prese in giro. Ce ne sono a volontà. Ad un certo punto la frase “Il mio Presidente non è un santo, ma è assolutamente incapace di trattare le donne come oggetti.” (cit.) mi ha anche fatto pensare ad un massiccio uso di stupefacenti con conseguente perdita di contatto con la realtà, altrimenti non si spiega.

Lei racconta i loro primi incontri e la prima volta in cui lui ha telefonato:

Vanity Fair Pascale Berlusconi

Fammi capire: sei uno degli uomini più potenti e più ricchi del mondo, chiami una che stai tacchinando e le dici “richiamami”? Cos’è, hai finito il credito? Ma sei scemo? Io a uno partito così non gliel’avrei data neanche col pensiero! Questo è peggio di quel tizio che dieci anni fa mi invitò a bere un aperitivo per poi dirmi al momento del conto di non avere con sé il portafoglio!

Uomini, mezz’uomini, ominicchi e quaquaraquà!

Per tutta la durata dell’intervista lei non lo chiama mai per nome, parla di lui come Berlusconi o come il Presidente, confessando di non chiamarlo mai per nome nemmeno in casa: al massimo amore o B. Ci può stare, ok, ma chiamarlo Presidente mi sembra ridicolo, no? 

Le fotografie, tutte bellissime, la ritraggono in atteggiamenti così innaturali da sembrare grotteschi. Lei è bellissima nonostante sia vestita come una donna di 40 quando invece ne ha 28. In giardino col cane gioca con tacco 12 crema e tubino bianco. Francesca, non sarebbe stato meglio mostrarti in jeans, camicia e Converse? Vuoi mettere l’abitino? Mi sta bene, ma divertiti con l’età che hai! Metti una ballerina, un desert boot, facci credere all’effetto Lolita almeno!

E lui? Lui è di gomma, totalmente inespressivo e anaffettivo. Una delle fotografie li ritrae sorridenti mentre brindano con un bicchiere di vino rosso: in realtà lei sorride brindando con una statua di Madame Tussaud. A pag. 113 il povero Silvio è ritratto al telefono mentre, così è scritto, apprende del no della Cassazione al ricorso Fininvest: vi sfido a trovare un briciolo  di preoccupazione, tristezza, sgomento e rabbia sul suo volto. Io leggo un ipotetico fumetto con scritto “tanto non mi fate niente”.

Cosa c’è di vero in questo servizio? A mio parere solo la presenza di Audifreddi ad Arcore.

Ho sperato di trovare qualcosa che mi facesse credere in questa unione, davvero, l’ho sperato prima di tutto come donna, intristita e scioccata dal modello femminile rappresentato, e poi come genitore. Come madre di una figlia femmina mi sono immediatamente posta questa domanda: ma i genitori di Francesca, sono contenti? All’interno dell’intervista si legge un commento della madre “Lo ammiriamo anche noi, ma potrebbe essere tuo padre.”, anche tuo nonno, aggiungo io! Lungi da me il voler giudicare un altro genitore, ma l’impressione  di una leggera distorsione dei valori all’interno di quella famiglia, ce l’ho. Io e mio fratello siamo cresciuti sotto il motto di mia madre “basta che tu sia felice”, ma con la consapevolezza che la felicità deve essere sana e reale, senza ossessioni e senza tradire quei principi basilari che tutti dovrebbero avere, primo fra tutti il rispetto per sé stessi. Purtroppo, vuoi per pregiudizio nei confronti di lui, vuoi per colpa di uno stereotipo ormai largamente diffuso, nulla mi toglie dalla testa l’immagine della famiglia Pascale riunita attorno al tavolo che pianifica la strategia per maritare la figlia all’uomo potente e anziano, assicurando così a lei e a tutto il parentado una vita agiata e al sicuro da conti in rosso e tagli del gas. Ho fatto un discorso provinciale, sì. Me ne vergogno? No. Sono pronta a cambiare idea? Lo vorrei.

Vorrei credere che una giovane donna di 28 anni, nel fiore della sua bellezza e dei suoi anni, al livello massimo di energia e forza vitale, desideri di più che accompagnarsi ad un uomo di 77 anni e dalla dubbia morale. Se mia figlia venisse da me e mi dicesse di essere innamorata di un uomo di 50 anni più vecchio di lei, cercherei prima di tutto di capire cosa l’ha fatta innamorare, le spiegherei quanto è difficile e impegnativa la vita matrimoniale e quanto sarebbe importante per lei circondarsi di coetanei che non siano i figli del suo futuro sposo, possibilmente. Se l’approccio moderato e accondiscendente non sortisse alcun effetto, passerei probabilmente alle maniere forti: un mese di volontariato in un reparto geriatrico o in un ospizio. È così che vuoi passare i tuoi 30 anni, amore mio? Al suo “sì, mamma, io lo amo!”, la prenderei per un braccio e le direi “Amore mio, nella vita l’amore, la devozione e i soldi non ti soddisferanno mai quanto il sesso: il PISELLO lo devi cercare duro amore mio! La pelle di daino non va bene per la tua età! E di piselli ne devi vedere tanti, belli e brutti; devi raccogliere abbastanza materiale da poter passare una serata con le amiche catalogando forme e colori!  VAI NEL MONDO E SCOPA, FIGLIA MIA!” 

Amen.