chiara e gli altriQuando avevo 11 anni i miei genitori si sono separati ed io e mio fratello siamo entrati a pieno titolo nella categoria “figli di genitori separati”. L’ingresso nella suddetta categoria ci ha portato a fare i conti con una serie di vantaggi e svantaggi ai quali non eravamo per nulla preparati. Perché se la separazione un po’ ce la aspettavamo, della gestione del dopo non sapevamo nulla di più di quanto il telefilm Chiara e gli altri ci avesse insegnato. (Se non avete mai visto una puntata di Chiara e gli altri o siete troppo giovani o i vostri genitori vi hanno privato di una delle più belle serie tv italiane degli anni ’80/’90. In entrambi i casi vi consiglio di andarvela a vedere, la danno anche in nottura su MediasetExtra.)

Essendo mio fratello già maggiorenne, la questione “gestione dei figli” riguardava per lo più me, la piccola di casa. Fu così che iniziarono le cene a due con mio papà, principalmente pizza e gelato, e le trasferte a casa sua. Ricordo la strana sensazione che provavo entrando nell’appartamento di mio papà: trovavo pezzi di casa mia, piatti lenzuola o libri, in una casa estranea. Mi muovevo cercando di sentirmi il più possibile a mio agio e “a casa” senza mai riuscirci fino in fondo. Mio papà devo dire che ce la metteva tutta per darmi spazio e accogliermi in un nuovo nido, ma qualcosa non mi tornava e io non mi sentivo bene. Con il passare del tempo credo che l’abbia capito e accettato, ed è venuto così il giorno in cui lui ha smesso di chiedermi di fermarmi a casa sua e io non gliel’ho fatto notare. Il fatto che io avessi 15 anni e fossi in piena adolescenza non ha aiutato il nostro rapporto e io mi sono ben guardata dal lavorarci sopra: stare con la mamma per me era più facile e più conveniente, soprattutto per le prime uscite serali 😉

Dopo circa due anni di solo pizza/gelato, dal babbo arriva una proposta alla quale non posso dire di no: andiamo in vacanza insieme. Diciamo che io avrei anche detto di no, ma come si fa a dire a un padre “mi rompo a stare 15 giorni in montagna sola con te”? Non si può fare e così siamo partiti. 15 giorni di acqua, vento e grandine. Negli unici cinque giorni di sole che si sono visti abbiamo fatto 5 estenuanti passeggiati in una delle quali mi sono anche lesa un legamento del ginocchio. Al 14esimo giorno di noia e silenzi ci siamo guardato in faccia e quasi all’unisono abbiamo detto “andiamo a casa”. E’ stata una delle peggiori della mia vita e credo anche della sua ma eravamo comunque felici, felici di averci almeno provato. Era il 1997 ed è stata l’ultima volta in cui ho passato più di 5 ore consecutive da sola con mio padre.

16 anni dopo, alle 11.30 di un caldo lunedì di luglio, padre mi ha telefonato entusiasta “Prepara la valigia, giovedì 18 partiamo per il mare: io te e la bambina! Ho già prenotato e pago tutto io! Tre giorni con le mie bambine!” Ecco che improvvisamente sono una ragazzina di 17 anni che non può dire NO a suo padre e al tempo stesso sono una madre che non può negare al nonno la gioia di tre giorni di mare con la nipote.

Da giorni mi pongo ogni tipo di domanda: come gestiremo la condivisione della stanza? Di cosa parleremo? Litigheremo? Riuscirò a fargli credere di non potermi spogliare in spiaggia per questioni religiose in modo che non scopra che ho almeno due tatuaggi in più rispetto all’ultima volta che mi ha visto in costume? Riuscirò a fargli capire che alla bambina è bene dire NO ogni tanto e che non può farle suonare una trombetta mentre si pranza?

Non lo so, non ho risposte ma sono sicura che se riesco a rilassarmi e ad essere me stessa tutto andrà bene.

C’è soltanto una cosa che non mi fa dormire la notte e della quale dovrò al più presto farmi una ragione: mio padre al mare, e grazie a dio solo al mare, porta i pinocchietti.