Dunque ci provo, fiduciosa verso quel detto che dice tentar non nuoce.
Ci provo perché troppe volte nella vita ho detto ‘non provo nemmeno tanto non ho possibilità’.
L’ho fatto, nonostante sulla mia schiena ci siano tatuate le parole NO REGRETS.
Provo a mettermi in gioco, a dare una possibilità alla mia passione di diventare qualcosa di più, di rafforzarsi, di darmi un po’ di respiro in questo periodo in cui l’unica cosa che riesco a fare è arrancare.

Ho iniziato questo blog per scommessa verso me stessa: scommettiamo Giovanna che anche questa volta abbandoni? Scommettiamo che non ce la fai? Scommettiamo che ti farai demoralizzare come al solito? Ho iniziato così, un po’ vergognosa, con poco orgoglio, quasi di nascosto.

E’ andata a finire che ho vinto io. Per una volta ho vinto davvero. 

Ho vinto perché ho trovato una cosa che mi piace.
Ho vinto perché in questa cosa ci metto impegno.
Ho vinto perché questa cosa non la lascio per strada come tutte le altre.
Ho vinto perché questo blog è una bellissima appendice di me, mi rende più felice lui della terza di reggiseno che sogno da una vita.
Ho vinto perché ho scoperto capacità e qualità che non credevo, o non volevo credere di avere.
Ho vinto perché con la sincerità delle mie parole ho conquistato delle persone ed è anche per rispetto a loro che ora ci provo.

Nella vita ho partecipato a ben pochi concorsi, sicura del fatto che non sarei mai arrivata uno. Una volta sola ho vinto: un biglietto gratuito per un concerto dei Take That a Milano, nel lontano 1994. Biglietto che, tra l’altro, avevo già. Quello vinto l’ho rivenduto sul posto a 100.000 lire, peggio di un bagarino napoletano.
Quelle 100.000 lire le ho spese tutte in gadget, originali e non, con quella doppia T rovesciata che tanto mi faceva battere il cuore. 
Sono un’eterna adolescente, una sognatrice, una che ama il batticuore, una che  per ricordarsi di avere 32 anni deve appuntarselo su un post-it.
Sono una che da sempre è in lotta con se stessa, con il suo corpo soprattutto.
Mi porto dietro da 32 anni un culone di almeno 2 taglie più grosso del resto del mio corpo. Vivo afflitta da uno sdoppiamento di corporatura: 42 sopra, 46 sotto. Un amico anni fa mi disse: ti ho conosciuto da seduta, quando ti sei alzata pensavo ti fossi scambiata la parte di sotto con la tua vicina.
Sono una che ha scoperto troppo tardi di essere donna e come usare la propria femminilità. Poco dopo averlo scoperto sono rimasta incinta e disoccupata, così i tacchi sono finiti in cantina, o non so dove visto che lui li ha buttati, e la tuta è diventata la mia divisa. Ho montato più mobili io in questi ultimi tre anni che un commesso Ikea. Mio fratello ha sempre desiderato avere un fratello invece che una sorella: anni fa mi disse che non l’ho deluso.

Qui dentro, tra le migliaia di parole spese in questo blog, non c’è nulla di costruito, nulla di figo, nulla di “troppo”. Forse non sono fashion come vorrebbe Grazia e non sono brava a truccarmi, ma sono genuina e non sarebbe male mettere un po’ di genuinità in più nel web, no?
Ci sono io, ed è questo che metto in gioco.

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